Espressione del segno, Sign’s significance

Espressione del segno, Sign’s significance, ©

Paolo Ambrosio, giugno 2019

Espressionismo è il termine con il quale, attraverso la rottura dell’equilibrio comunicativo, si usa definire la propensione di un artista a esaltare il lato emotivo della realtà coinvolgendo, attraverso l’intuizione, lo sguardo dell’osservatore.

L’espressionismo, riscontrabile in ogni epoca, offre una nuova forma d’arte mediante una differente e sostanziale percezione di un linguaggio fatto di segni metaforici.

L’individualità dell’artista, oggi, si realizza attraverso lo sviluppo di un linguaggio pittorico di tipo astratto non gestuale di carattere psicologico ed esistenziale. L’artista, con l’espediente della metafora poetica, sceglie di trasporre il pensiero con il massimo salasso del sè.  Il segno diviene non piu arbitrario, ma coerente e carico di senso quando l’opera si compie nell’intimo ancoraggio tra chi ha l’idea e chi la riceve. Il messaggio-segno viene concepito come “un’opera” (Roland Barthes), cioè come qualcosa che si racchiude su un significato e rinvia esplicitamente all’intenzionalità che l’ha prodotto. Umberto Eco nel 1976 precisa che “C’è segno ogni volta che si stabilisce una relazione di rinvio”.

La definizione che Peirce dà del segno è quella di “qualcosa che sta al posto di un oggetto, in riferimento a un’idea e in vista di un’altra idea a cui dà origine in chi lo riceve”. Il lettore viene pensato come un decodificatore, cioè come un soggetto che in virtù delle sue competenze può risalire a ritroso il percorso e le intenzioni che ha sviluppato l’autore.

Da queste premesse, agli inizi del millenovecento, si desume che in molte tendenze artistiche viene messa in discussione l’unione che si era imposta con i pittogrammi e gli ideogrammi dei primi alfabeti. Con la separazione tra parola o segno espresso e immagine il codice non è più vincolato al rapporto visivo somigliante e non si ha più la coincidenza tra comunicazione scritta e presentazione visiva.

Attraverso il verbo letterario vi è stata un’evoluzione mediante le parole libere del simbolismo e quelle che che si faranno immagini con Marinetti. Le parole trovarono la libertà e autonomia dalle dipendenze semantiche. Con i calligrammi di Apollineare si è verificato un rimescolamento tra la parola e l’immagine che assume valenze rappresentative.  Vi furono contaminazioni tra parole e immagini anche ricorrendo ai collage come in Carrà, Braque ed anche in Magritte col manifesto intitolato “ Le Mots et les immage”.

Le ricerche degli anni cinquanta, sessanta, settanta con la poesia visiva e attraverso l’accentuarsi delle istanze concettuali riportano l’interesse all’analisi del linguaggio visivo.

Il linguaggio visivo di Ambrosio attraverso la ricerca sul segno data dai primi anni 1970 ed è stato preso in considerazione dalle positive parole di R. Barthes in un piccolo testo di accettazione del 1979.

Ambrosio ha fatto dell’economia dei mezzi una disciplina e una firma. I suoi lavori, freddi in apparenza, hanno mille vibrazioni. Negli anni 1980, vi fu un’orientamento verso il colore senza che ve ne fosse particolare predilezione.  Con i lavori di Ambrosio si potrebbe riscontrare una lontana analogia con l’analisi di Giulio Carlo Argan rivolta all’attività di Tobey: “la mano che traccia i segni ubbidisce ad un impulso motorio che viene dal profondo dell’essere…. Un fremito antropologico nel quale il segno è l’attore che vive in automia creando profondità e luce.

L’atteggiamento analitico di Ambrosio non è utile per arrivare attraverso unità elementari ad un risultato mediante la grammatica e la sintassi. Ciò che viene presentato, invece, nella dialettica tra oggetto e segno è residuo non della percezione ma della coscienza.

Ambrosio ha cesellato il suo linguaggio nel tempo a colpi di prova ed errore sempre indifferente alle mode mediante un’azione costante nel rifiuto dello stile, senza virtuosità ma essendo vicino al suo mondo interiore. La tela, come organismo vivente, ha vibrazioni in un processo di sottrazione del superfluo mediante ragioni intellettuali rigorosamente etiche e antiretoriche.

La ricerca di Ambrosio non è un esercizio di grammatica ma implica saggezza, attitudine, un punto di vista demistificato del mondo che esclude i successi in breve tempo per far correre il pensiero senza un preordinamento preciso, verso quale altro altrove?. Fare ricerca nell’arte significa trovare il luogo di incessante e necessaria invenzione formale, è inventare una riflessione personale, inserendo nelle nostre certezze il dubbio, il paradosso, l’interrogazione. Significa stracciare le tende delle interpretazioni che la società fornisce attraverso la proliferazione selvaggia e parassitaria delle opere, mediante un pensiero che si diversifica con sequenze di buon vigore, di contrappunto, di eco, di riscoperta.

I segni  similmente ad una congerie d’immagini sovrapposte che si offrono con le loro caratteristiche opportunità sono in Ambrosio la fluida condizione del pensiero. Ambrosio mediante un processo di ragionamento, non deduttivo, dove non tutte le premesse sono certe ma alcune probabili, ma abduttivo, cioè senza regola di frequenza, probabilità, ottiene l’aspettativa che si attaglia alla ricerca del segno.

Ambrosio, attraverso lo svolgersi del suo processo mentale ove le tracce cadono dalla mente sulla bianca superficie, senza fare rumore, come pioggia o fiocchi di neve si avvicina per necessità di realizzo al modo tattile della manipolazione. Si trova in contrapposizione alla parola che corrisponde ad una immagine di una nozione o azione simbolo di inanità e inconsistenza quindi antitetica alla realtà e alla concretezza dell’operare. Questo transfer del creare l’immagine diventa per Ambrosio un atto che apre una finestra sull’idea di struttura e introduce nel linguaggio gli elementi espressivi.  Nella condizione ancora instabile si aggiungono dei frammenti e si configura un qualcosa che richiede altro materiale, altre schegge o brandelli. Nella precarietà, l’equilibrio della struttura si rompe ma istintivamente Ambrosio ricomincia l’operazione come se l’importante non fosse l’ottenuto ma ciò che riunisce e rinasce in modo infinito, qualcosa che è nascosto come il significante.

Il maggiore interesse per Ambrosio è il momento nel quale, attraverso il processo per prova ed errore, senza tagliare i ponti con l’incoscio, nascono le cose immerse in ondivaghe circostanze di lavoro nella continua ricerca che riesce a canalizzare il fervore creativo del disegno che lascia la traccia-segno, il sign’s significance.©

Nella tela, come in una radura di vocaboli, in un libero tempo della memoria, il segno, frutto di una lunga, tormentosa, ricerca del linguaggio della mente, de-linea la realtà, ne penetra i segreti, e prende coscienza di una sotterraneità labirintica. In questo linguaggio, i segni con la loro grafia astratta, non hanno in sé l’ambiguità del gestuale ma sono portatori, nella loro consapevole chiarezza del fare, di un messaggio arcano che distilla le immagini e ne determina, in un autonomo statuto, l’autenticità del linguaggio. Il di-segno germoglia e cresce, non si congela nel colore, ma da questo acquisisce valore in una espressione di sè stesso nel sign’s significance. ©

Lucio Cabutti. nel 1975 nello scritto di presentazione della mostra personale di Ambrosio alla Galleria Lo Sguardo di Torino scriveva: “Quadri da salirci dentro per un viaggio lucido e strano, nei labirinti silenziosi dell’anima”.

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